di Bioenergetica

Esercizi per aumentare l’autostima e il radicamento

 uomo con radiciI piedi nella bioenergetica

Diceva Alexander Lowen “Noi esseri umani siamo come gli alberi radicati al suolo con un’estremità, protesi verso il cielo con l’altra, e tanto più possiamo protenderci quanto più forti sono le nostre radici terrene”.

Il radicamento o grounding , che letteralmente significa avere i piedi ben piantati per terra vuol dire essere radicati nella propria verità, accettando se stessi e i propri vissuti. Lavorando con i suoi pazienti, Lowen mise in relazione la presenza di tensioni muscolari nelle gambe e nei piedi e la difficoltà di avere un buon contatto con il terreno con l’insicurezza della persona e la sua sfiducia di poter ottenere veramente sostegno nella vita, sentimenti che trovano origine nella sua storia personale, nella mancanza di appoggio autentico al suo vero sé sperimentata nei primi anni di vita, al rapporto con la madre. Una persona, acquistando grounding, diventa più consapevole, più capace di esprimersi e più padrona di sé: avendo una sua “posizione”, sa dove è e chi è. Il grounding rappresenta il contatto della persona con le realtà di base della propria esistenza, che in tal modo, dice Lowen nel suo libro “La spiritualità nel corpo” è “radicata nella terra, identificata con il proprio corpo, consapevole della propria sessualità, tesa verso il piacere. Qualità che mancano invece nella persona che vive tra le nuvole o tutta nella testa, anziché nei piedi”.

Lavorare sul grounding implica che una persona si lasci “scendere” abbassando il proprio centro di gravità e sentendosi più vicina alla terraIl risultato più immediato è quello di aumentare il senso di stabilità e sicurezza, dato che sente la terra sotto di sé e i piedi che vi poggiano sopra. Quando invece una persona diventa molto carica o eccitata, tende ad alzarsi, a “decollare” e a “volare”. In questa condizione, nonostante il senso di eccitazione o esaltazione, ci può essere un elemento di ansia o di paura per un pericolo, quello di cadere.

Quando il centro di gravità del corpo scende, è come se il corpo si “sedesse” nella pelvi, attraverso la quale si ha il contatto con gli organi sessuali, le gambe e i piedi che fungono da supporti energetici. E si percepisce il proprio sé incentrato nel ventre, che è letteralmente la sede della vita, dato che è nel ventre che veniamo concepiti e da lì nasciamo scendendo verso il basso. La mancanza di contatto con questo centro vitale è fonte di squilibrio e genera ansia e insicurezza. Non è un caso, sottolinea Lowen, che l’importanza di avere il proprio centro nel basso ventre sia riconosciuta dalla maggior parte degli orientali, mentre gli occidentali sono centrati nella parte superiore del corpo, soprattutto nella testa, percepita come centro focale dell’io, della coscienza e del comportamento deliberato: “il centro inferiore o pelvico, dove risiede hara, è invece il centro dell’inconscio o della vita istintiva” osserva Lowen. “È il centro animale dell’uomo (…). Quando ci rendiamo conto che non più del 10% dei nostri movimenti è diretto consciamente, e che il 90% è inconscio, appare evidente l’importanza di questo centro. (…) I giapponesi chiamano il ventre hara, parola che indica anche la qualità specifica di una persona centrata in tale zona, circa cinque centimetri sotto l’ombelico. Una persona centrata in quel punto possiede hara, ovvero è equilibrata sia dal punto di vista fisico che psicologico; è calma e disinvolta, i suoi movimenti sono esenti da sforzo e insieme compiuti con destrezza. Dice Durckheim: ‘Quando un uomo possiede hara, ha la forza e la precisione necessarie per compiere azioni che altrimenti non gli sarebbero mai possibili, nemmeno con la tecnica più perfezionata, l’attenzione più intensa o la forza di volontà più determinata. Solo ciò che è fatto con hara riesce pienamente‘ (Lowen inserisce questa citazione tratta da Kalfried Durckheim, Hara, the vital centre of man, George Allen & Unwin, Londra 1962). Le discipline zen del tiro con l’arco, l’arte ikebana di disporre i fiori, la cerimonia del tè hanno l’obiettivo di conseguire hara”.

groundingEsercizi di Grounding

Nella sua esperienza, Lowen ideò e sperimentò molte tecniche per favorire il processo di grounding nei suoi pazienti. La posizione base detta anche grounding ossia avere i piedi ben radicati nella terra. In questa posizione le ginocchia sono flesse e leggermente divaricate, allineate ai piedi e ai fianchi. Questa posizione conferisce al corpo una postura salda e radicata nella terra pronta ad espandersi anche verso il cielo. Offre un senso di stabile sicurezza psicofisica. quando le persone hanno il piede piatto o una deviazione dell’anca, in questa posizine tendono a chiudere le ginocchia, oppure portano i piedi verso l’esterno; in entrambe le posture il respiro e le vertebre rimangono contratte, l’energia e la circolazione sanguigna sono bloccate, la stabilità psicofisica è molto precaria.

bend-overIl bend-over (piegati in avanti, ginocchia flesse) approfondisce la respirazione e aiuta a rilassare le tensioni della schiena, tensioni che si presentano anche a causa dell’abitudine a tenere le ginocchia serrate: le ginocchia, che sono gli ammortizzatori del corpo, quando si è sottoposti a forti pressioni, si piegano facendo passare lo stress attraverso il corpo e nel terreno. Se però le ginocchia sono rigide, la pressione viene intrappolata nel fondo della schiena creando una condizione di stress permanente che darà origine ai dolori nella zona lombo-sacrale, di cui tante persone  soffrono.

arcoLa posizione dell‘arco permette di percepire le tensioni che sono presenti nella parte inferiore del corpo e nel ventre, approfondisce  la respirazione e induce delle vibrazioni nella parte anteriore  e nelle gambe che possono arrivare  ad interessare tutto il corpo.

E’ importante in tutti questi esercizi, lasciarsi cadere e radicare, spostare l’energia e l’attenzione dalla testa all’hara, lasciar andare le tensioni, mantenere la posizione e concentrarsi sul respiro e la postura.

I piedi sostengono tutto il corpo e sono energeticamente in contatto con tutti gli organi (vedi la riflessologia plantare), qualsiasi disagio a suo carico provoca insicurezza a tutta la personalità con relativi disturbi psichici e organici. La salute dei nostri piedi, come si è visto da tutto quanto esposto, è talmente importante che in tutte le classi di Esercizi di Bioenergetica si inizia con esercizi per i piedi, le caviglie e le ginocchia. Attraverso questo lavoro corporeo continuo, si possono risolvere problemi come il piede piatto, delle dita aggrappate e del ginocchio valgo, si migliora la stabilità psicofisica.

 

L’energia vitale

Le emozioni sono energia vitale che fluisce. Quando proviamo un’emozione, nel nostro corpo si muove qualcosa. Un’emozione non è un’idea, un’ immagine, ma un evento energetico che si verifica nel nostro corpo, qualcosa che scorre dentro di noi.

Un giorno mentre stavo guidando, un ragazzo in moto è scivolato a terra pochi metri davanti a me, mi spaventai tantissimo e ricordo di aver sentito una scossa che dal petto è scesa lungo l’interno delle gambe fino ai piedi. La medicina tradizionale cinese conosce questi fenomeni energetici da almeno un millennio e ci insegna che la scossa che ho sentito è stata una scossa di energia provocata dallo spavento che ha percorso il meridiano dei reni che sono connessi proprio con l’emozione della paura.

Quando siamo contenti la nostra energia vitale ci espande verso il mondo, quando abbiamo paura ci contrae e si ritira in noi stessi. L’energia vitale fluisce costantemente nel corpo, se non fluisce, nel corpo si creano dei blocchi (contrazioni muscolari), un ristagno dell’energia e quindi un ristagno delle sensazioni. Generalmente la contrazione si forma proprio per soffocare l’emozione, se lo stimolo esterno che ha provocato la contrazione si ripete nel tempo questa può diventare cronica e inconsapevole, l’insieme delle tensioni croniche di un individuo costituisce la corazza individuale. La formazione della corazza procede con il soffocamento delle emozioni: nella corazza le emozioni vengono “congelate”. Quando la corazza si scioglie, le emozioni “congelate” si manifestano e possono essere nuovamente vissute tornando a far parte della nostra consapevolezza.

Per migliaia di anni, culture diverse anno sviluppato e promosso diverse pratiche di movimento per decontrarre o tonificare i muscoli, liberare l’energia vitale e facilitare il contatto e il ricorso alle risorse interiori. L’Oriente ha prodotto discipline come il Tai Chi Vhuan, lo yoga, il Qi Gong, all’Occidente dobbiamo gli esercizi di consapevolezza sensoriale al metodo Feldenkrais, il metodo Alexander e gli esercizi di Bioenergetica sviluppati da Alexander Lowen.

Gli esercizi di Bioenergetica aiutano l’individuo a sciogliere le tensioni, concentrarsi sull’io fisico e ad ancorarsi nella realtà della terra (grounding).

Claudio Alborghetti

 

 Il counseling somatorelazionale

L’atto specifico del counselor somatorelazionale consiste nell’aiutare il cliente a trovare le risorse che ha dimenticato di possedere, ma che giacciono intatte al di fuori della sua consapevolezza abituale. Le stesse risorse ritrovate consentiranno al cliente di risolvere le proprie problematiche. Ma non è possibile accedere alle proprie risorse in modo frammentato, con il solo aiuto della ragione, o del corpo, o del cuore, è necessario un approccio che coinvolga tutta la persona: questa è la caratteristica somatorelazionale che prende in considerazione l’uomo nella sua totalità, corpo, mente e spirito.

Mi è capitato di non sapere più dove mi trovavo, di essere confuso, disorientato, angosciato da piccoli e grandi problemi, di sentirmi strozzato da vecchi paradigmi che mi avevano permesso di esistere fino a quel momento, ma che non sentivo più miei. Stavo male, ma in quel momento ho chiesto aiuto e ho avuto la fortuna di trovare una persona che ha saputo trasformare l’esperienza angosciante di smarrimento in una esperienza piacevolmente impegnativa, un’occasione per conoscere me stesso, ritrovare le risorse che avevo dimenticato. Nel caunseling somatorelazionale ho trovato chi ha avviato un percorso di scoperta di me e delle mie risorse partendo dall’osservazione e dall’ascolto del mio corpo, dall’ascolto delle sensazioni che nascono da esso, e delle emozioni frutto di una rielaborazione cognitiva delle stesse. Il mio percorso di counseling è finito, ma il processo che ha avviato mi accompagna. Ho imparato sulla mia pelle che la razionalità, l’intelletto, non sono sufficienti per fare delle scelte, trovare delle soluzioni, avvicinarsi alla felicità, o per stare bene. La vita non è un calcolo ingegneristico, un progetto. Ho imparato che molte risposte possono arrivare solo dal’integrazione tra ciò che la nostra pancia ci dice e la razionalità.

Il counseling è questo, una relazione d’aiuto il cui obiettivo è offrire sostegno a chi si trova in una fase di difficoltà, accompagnandolo alla soluzione della crisi, attraverso la riscoperta delle proprie risorse.

Claudio Alborghetti