Osteopatia

Chi è l’osteopata?

L’osteopata è colui che ha conseguito il Diploma in Osteopatia (D.O.) in scuole di formazione della durata di 5 o 6 anni, che richiedono il possesso di una laurea in medicina, fisioterapia, scienze motorie o professioni sanitarie. La formazione osteopatica prevede 120 crediti formativi suddivisi in teoria (anatomia, fisiologia, neurologia, fisiopatologia dei vari apparati, diagnostica per immagini, discipline osteopatiche, ecc.), pratica (Test di mobilità e Tecniche di Normalizzazione Osteopatiche) e prova finale (tesi più trattamento osteopatico di un caso clinico dinnanzi alla commissione R.O.I.).

L’Osteopatia agisce sulla causa e non sul sintomo, considerando il dolore un segnale d’allarme che il corpo utilizza per manifestarci uno squilibrio, bisogna scoprine la causa e comprenderne l’origine.

A quali disturbi può porre rimedio un trattamento osteopatico?

L’Osteopatia tratta esclusivamente problematiche funzionali (disfunzioni) e non malattie o patologie, in quanto queste ultime sono di competenza esclusivamente medica. ln caso di pazienti affetti da patologie specifiche, però, può essere sicuramente utile la collaborazione tra i diversi medici specialisti e l’osteopata per fornire al paziente la migliore cura possibile.

L’Osteopatia è indicata per ripristinare lo stato funzionale dei sistemi:

  • muscolo-scheletrico (lombalgia, sciatalgia, cervicalgia, dolori articolari)
  •  neurovegetativo (stress, ansia, disturbidel sonno, cefalee, emicranie)
  • digestivo (stipsi, colite, ernia iatale con reflusso-gastro esofageo)
  • uro-genitale (dismenorrea, problemi funzionali legati alla gravidanza e al post-parto, infezioni urinarie recidivanti)
  • otorino laringoiatra e polmonare (riniti, sinusiti croniche, otiti, vertigini)
  • ambito pediatrico

Come avviene un trattamento manipolativo osteopatico?

La logica del trattamento manipolativo osteopatico (TMO) è basata su  principi fondamentali: unità del corpo, autoregolazione e interrelazione tra struttura e funzione. Lo scopo è quello di attivare la capacità di autoguarigione dell’organismo (omeostasi) attraverso manipolazioni atte a stimolare determinate reazioni del sistema neurovegetativo, il quale svolge autonomamente un’azione di controllo dell’omeostasi corporea. ln seguito alla manipolazione, l’aumento della mobilità del tessuto e delle strutture ad esso correlate genera un miglioramento della vascolarizzazione e del trofismo della zona manipolata, che favorisce la regressione dei sintomi come conseguenza dell’eliminazione delle cause scatenanti.

  • Il primo step di un trattamento manipolativo osteopatico (TMO) è l’Analisi Osteopatica in cui l’osteopata, attraverso una serie di domande, cerca di individuare tutti i sintomi riferiti dal paziente (dolore, formicolio, stanchezza, emicrania, cattiva digestione, ecc.). Già queste informazioni indirizzano il terapeuta verso determinate cause o disfunzioni che potrebbero generare i fastidi riferiti.
  • Il secondo step riguarda i Test Osteopatici. ln questa fase l’osteopata esegue una serie di test sul paziente, in buona parte identici a quelli utilizzati da medici ortopedici e neurologi.
  • L’esito dei test permette all’osteopata di fare la Diagnosi Differenziale Osteopatica (D.D.O.), che rappresenta il terzo step. Siamo nel campo della DISFUNZIONE e non della PATOLOGIA. La diagnosi differenziale osteopatica richiede competenza nei test, ma soprattutto un’ottima conoscenza dell’anatomia, della fisiologia e della fisiopatologia di ogni singola parte del corpo umano. La DDO è seguita dal trattamento manipolativo osteopatico (TMO) e a fine trattamento l’osteopata dà dei consigli al paziente e decide se sia il caso di rivederlo o meno per ulteriori sedute. Il tutto ha una durata media di 40/50 minuti